Emozione e Movimento – La nuova Tecnologia di Life Changer Academy

“Usa il cervello”, “non agire di pancia, sii razionale” “prendi la tua decisione ragionandoci, non essere impulsivo” “la notte porta consiglio, non prendere decisioni affrettate”.

Queste sono una serie di frasi che abbiamo sentito dire spesso, che genitori, amici, colleghi, responsabili di lavoro, ci hanno ripetuto molte volte nel corso dei nostri anni e che, onestamente, anche noi usiamo ripetere, per consigliare i nostri allievi o amici, quando impegnati in scelte e decisioni importanti.

Il rapporto tra emozione e ragione, e come questo influisca e venga influito reciprocamente con il movimento, è l’argomento di questo articolo. La finalità è quella di dare spunto pratico e operatività futura ai nostri colleghi specialisti del Movimento, grazie al lavoro di Neuroscienziati, Medici e Psicologi che approcciano la separazione drastica tra emozione e intelletto, di cui Cartesio ne è stato fautore.

Dalle frasi su riportate, ci siamo sempre fatti l’idea che l’emozione potesse intralciare i processi di ragionamento razionale nell’affrontare e sopravvivere nell’ambiente.

Gli studi alla fine degli anni ’90, compiuti da Neuroscienziati quai Kandel;Schwarz Jessel, hanno focalizzato le attenzioni di come invece l’emozione potesse contribuire all’efficacia del ragionamento.

Esistono circostanze in cui le emozioni possono addirittura sostituire la ragione.

 

La paura. Un programma di azione emozionale che consente di sottrarsi prontamente ai pericoli, con un contributo praticamente nullo da parte della ragione.

Immaginiamo una reazione ad un pericolo imminente, sarà immediata e senza pause di ragionamento logico delle possibili reazioni alla situazione. Questo è l’esempio di come hanno lavorato nel corso dell’evoluzione la ragione e l’emozione e di come hanno condizionato lo sviluppo del movimento.

Damasio scrive che, grazie a questo adattamento evolutivo, gli esseri viventi possono “agire in modo accorto, senza dover pensare in modo accorto”.

In che modo le specie complesse hanno migliorato ed evoluto il sistema di ragionamento efficace? La proposta di Damasio è che questo sistema si sia sviluppato come un’estensione del sistema emozionale automatico.

L’esempio riportato, e presente nelle nostre attività quotidiane, è questo: l’emozione può dar peso e risalto ad una premessa e, in tal modo, orientare pregiudizionalmente in suo favore le conclusioni?

In tal senso, ricordiamo meglio gli avvenimenti se legati ad un’emozione.

Quando l’emozione è completamente esclusa dal processo di ragionamento, come accade in alcune patologie neurologiche, la ragione ne diviene difettosa.

Damasio conia il termine di marcatore somatico. Le emozioni marcano determinati aspetti di una situazione o determinati esiti delle possibili azioni di un soggetto.
L’emozione produce in maniera evidente questa marcatura, come accade in una “sensazione viscerale” o in modalità nascosta, a tratti inaccessibile a primo esame.

Pensiamo all’intuizione, e alle reazioni corporee relazionate, tipo raddrizzamento schiena, messa a fuoco e fissazione di un punto ben preciso nell’ambiente circostante.

L’intuizione è un rapido processo cognitivo grazie al quale si giunge ad una particolare conclusione senza avere la consapevolezza di tutti i passaggi logici immediati che hanno condotto ad essa.
L’emozione produce la conclusione in un modo così rapido, che non è occorrente richiamare alla mente molte informazioni. Un vecchio detto spiega in poche parole questo processo: “il caso favorisce la mente preparata”.
La mente è preparata e reagisce, come riferimento di base, per rielaborazione delle informazioni che provengono dal mondo esterno.

Qui Damasio sottolinea come la mente esista dentro un organismo integrato, corpo e cervello, e che, nella loro interazione continua, abbiano una continua azione reciproca, che ha consentito ad oggi lo sviluppo evolutivo.

Il primo enunciato di Damasio recita:

1) il cervello umano ed il resto del corpo costituiscono un organismo non dissociabile, integrato grazie all’azione di circuiti regolatori neurali e biochimici interagenti (che includono componenti endocrini, immunitari e nervosi autonomi, cfr PNEI psiconeuroendocrinoimmunologia, scienza che studia le interazioni tra i sistemi endocrino, nervoso, immunitario e il loro effetto sul comportamento umano);

2) l’organismo interagisce con l’ambiente come un insieme: l’interazione non è del solo corpo né del solo cervello;

3) i processi fisiologici che noi chiamiamo “mente” derivano dall’insieme strutturale e funzionale, piuttosto che dal solo cervello: soltanto nel contesto dell’interagire di un organismo con l’ambiente, si possono comprendere appieno i fenomeni mentali.

Riprendendo i concetti di inizio articolo, di come in determinate circostanze l’emozione distrugga il ragionamento, viene da pensare come l’emozione sia una facoltà mentale eccedente, una “non richiesta compagna accessoria”, che la natura ha imposto, al nostro pensiero razionale.

Per esempio è più probabile che un paziente preferisca un metodo di cura se gli si dice che il 90% dei soggetti che vi si sono sottoposti è ancora in vita 5 anni dopo, piuttosto che se gli si dice che solo il 10% è deceduto.

L’esito è chiaramente lo stesso ma è probabile che i sentimenti suscitati dall’idea della morte, conducano all’altra scelta.

Damasio non impiega i termini Emozione e Sentimento in maniera intercambiabile, ma ne dà le sue intenzioni e modalità interpretative.

Emozione: una serie di cambiamenti che avvengono sia nel cervello che nel corpo, di solito stimolati da un particolare contenuto mentale.
Sentimento: è la percezione di tali cambiamenti.
Il nostro comportamento è frutto, per buona percentuale, delle emozioni e dei sentimenti. Il come mi sento, genera le mie azioni.

Il comportamento

Molti organismi semplici (anche quelli costituiti da una sola cellula e privi di cervello) eseguono azioni, spontaneamente o in risposta a stimoli dell’ambiente: producono comportamento.

Alcune di tali azioni possono essere invisibili ad un osservatore esterno, tipo, la contrazione di un organo, oppure visibili, nel caso di un’estensione di un arto.
Altre azioni, tipo strisciare, gattonare, camminare, sono comportamenti diretti verso l’ambiente.

Ma in alcuni organismi semplici e in tutti quelli complessi, le azioni, sia spontanee che reattive, sono provocate da un cervello.

Non tutti gli atti deliberati dal cervello sono comandati, la maggior parte non lo è affatto.
Sono semplici risposte, delle quali abbiamo come esempio il riflesso: uno stimolo recepito e convogliato da un neurone che porta un altro neurone ad agire.

Nel tempo, via via che gli organismi acquisivano complessità, le azioni del cervello hanno acquisito complessità sempre maggiore, tra stimolo e risposta sono stati interpolati altri, numerosi, neuroni. Ma non ne è conseguito che l’organismo dotato del cervello più complicato dovesse avere una mente.

I cervelli, postula Damasio, possono presentare molta complessità e stadi intermedi nei circuiti stimolo-risposta e tuttavia non avere mente, se non soddisfano una condizione essenziale: la capacità di avere immagini internamente e di ordinarle in un processo chiamato pensiero.

Avere una mente, per Damasio, significa questo:
un oganismo forma rappresentazioni neurali che possono divenire immagini, essere gestite in un processo chiamato pensiero e alla fine influenzare il comportamento aiutando a prevedere il futuro, a pianificare di conseguenza e a scegliere la propria azione nella sopravvivenza all’ambiente, azione che produce movimento.

In prima approssimazione, la funzione generale del cervello è quella di esserei informato su ciò che avviene nel resto del corpo, su ciò che avviene nel cervello stesso e informato sull’ambiente che circonda l’organismo, in modo che tra organismo e ambiente si possa raggiungere un adattamento adeguato e propizio alla sopravvivenza. Solo in questo modo, come asserisce Rizzolatti, si è formato il movimento nel cervello: il cervello conosce lo scopo dell’azione, finalizzata alla sopravvivenza “all” e “nell” ambiente.

Una funzione base, facente parte dei neuroni premotori, è la presa; un’ altra è il corretto e idoneo alternarsi dei punti fissi e punti mobili tra gli arti e il corpo, per il gaiting.

Senza scordare emozioni e sentimenti relativi e successivi a queste azioni, integranti e di supporto al Movimento stesso, come asserito da Damasio.

Il cervello produce immagini di conoscenza e programmi di azione per generare il Movimento. Damasio nel suo libro ci delizia con una spiegazione, a tratti poetica, di come questo avvenga, con esempi che riportiamo.

La conoscenza fattuale che si richiede per ragionare e per decidere, viene alla mente sotto forma di immagini.

Il substrato neurale è così organizzato:
“se osservate fuori dalla finestra il paesaggio autunnale, o ascoltate musica che fa da sottofondo, o fare scorrere i polpastrelli su di una superficie metallica liscia, o leggete queste parole riga per riga fino al fondo della pagina, voi state percependo e quindi formando immagini di svariate modalità sensoriali: si chiamano immagini percettive.

Ma se vi interrompete durante le attività appena citate e per distrazione rivolgete il pensiero altrove, ad un parente, ad un monumento, un dipinto, visti durante l’ultimo viaggio, ognuno dei nuovi pensieri è costituito da immagini.

Tale immagini che si formano quando rievocate il ricordo si chiamano immagini richiamate e si distinguono da quelle percettive.

Usando le immagini richiamate è possibile far ritornare un tipo di immagine che si è formata durante la pianificazione di qualcosa che ancora non è stato fatto, tipo rimettere a posto la libreria durante il prossimo week end.

Il processo di pianificazione è seguito via via da immagini relative e queste immagini di qualcosa che non è ancora accaduto, hanno la stessa natura di quelle già accadute e, ad un osservatore attento, che sta guardando un individuo concentrato in pensieri personali, non sfuggirà il movimento che compie, che è sempre coerente con i pensieri in atto.

Quante volte è capitato di notare qualcuno “sovrappensiero” che sorride, parla da solo, o con qualcuno che sta richiamando nei pensieri?

O magari il passeggero di un tram che ad un tratto si incupisce e si china su sé assumendo una comunicazione corporea nettamente chiara della qualità dei suoi pensieri. I pensieri prendono corpo nella forma del corpo, che si muove in base ad essi.

Un mio formatore ricordava ripetermi: “dopo i 30 la vita che hai fatto ti si legge in viso…

Damasio ci spiega che questo complesso macchinario neurale di percezione, memoria e ragionamento, avviene nelle cortecce sensitive di ordine inferiore. L’attività di tali cortecce, innescata da percezioni o dalla rievocazione di ricordi, è il risultato di elaborazioni complesse che si svolgono in numerose regioni della corteccia e dei nuclei di neuroni al di sotto della corteccia, nei gangli basali, nel midollo allungato.
Le immagini vengono formate o sotto il controllo di recettori orientati verso l’esterno del cervello (ad esempio la rètina) o sotto il controllo di rappresentazioni contenute nei nuclei subcorticali, ippocampo in primis.

L’ippocampo, parte del sistema limbico è la memoria di lavoro che è coinvolta nell’attività di re-wiring di engrammi motori nella corteccia. È anche una delle due parti del cervello – insieme all’amigdala, centro cerebrale sede dell’emozione – con il più alto numero di recettori del Cortisolo, ormone dello stress.

 

Ragionamento e decisione

Ragionare e decidere può essere arduo.

Esempio di Damasio:
siete il proprietario di un’impresa, in procinto di incontrare – oppure no – un possibile cliente che potrebbe farvi concludere un buon affare, ma che è anche acerrimo nemico del vostro miglior amico.
Il cervello reagisce creando rapidamente scenari diversi di possibili risposte e di esiti conseguenti, che alla nostra coscienza si presentano come scene immaginarie e molteplici.

Ad esempio: l’incontro con il cliente e il vostro amico che vi vede in sua compagnia e la minaccia che ciò comporta per la vostra amicizia..

Oppure la rinuncia all’incontro e la perdita di un buon affare, ma a tutela di un’amicizia che per voi è preziosa.

All’inizio del ragionamento, Damasio fa notare che la mente non è tabula rasa, ma che anzi, è un repertorio di immagini diverse, generate via via per il complesso della situazione immaginata. Quali vengono selezionate? Chi e come decide?

Vi sono due possibilità distinte, la prima prevede una “ragione alta” nel decidere, quella del buon senso, che giudica al meglio, ovvero quella razionale, che non deve essere comunque impacciata da passioni.
In questa condizione i differenti scenari sono analizzati uno alla volta secondo la moderna logica dei “costi/benefici”. La fisiologia corporea si adatta alla condizione di concentrazione del momento, variando la postura a seconda del soggetto.

Damasio spiega che se quella razionale è l’unica strategia potrebbe non funzionare.

La decisione richiederà del tempo; se poi nel frattempo dovrete adempiere ad altri compiti, magari comprendenti lavori manuali, spostamenti ecc, diverrà impossibile tenere conto dei vari esiti di costo/beneficio da confrontare. Dei passaggi intermedi se ne perdono le tracce, dal momento che attenzione e memoria operativa dispongono di durata limitata.

La seconda possibilità, del marcatore somatico, restando invariati i presupposti dell’esempio, prevede che si immagini quanto segue:
l’eventuale esito negativo dell’immagine pensata è unita ad un’immediata sensazione spiacevole alla bocca dello stomaco.

Questo è il marcatore somatico: forza l’attenzione sull’esito negativo al quale può condurre una data azione e agisce come un segnale automatico di allarme che vi “suggerisce”di abbandonare l’immagine visualizzata .

I marcatori somatici rendono più efficiente e preciso, con ogni probabilità, il processo di decisione, mentre la loro assenza riduce efficienza e precisione.

 

“L’uomo sfugge il dolore”

La descrizione generale appena esposta si applica anche alla scelta di azioni che hanno conseguenze immediate negative, ma che generano esiti futuri positivi: ad esempio tollerare sacrifici oggi, per ottenere qualche beneficio più avanti.

La prospettiva immediata è poco piacevole, ma il pensiero di un vantaggio futuro, crea un marcatore somatico positivo, e ciò vince la tendenza a decidere contro l’azione immediatamente penosa.

Vivere certe senzazioni, emozioni, quali la necessità di aggregazione e socialità con l’altro, sono insite profondamente nell’essere umano.

I neuroni specchio attivano quei meccanismi attraverso i quali il cervello ci predispone, appunto, alla socialià, dandoci la possibilità di attingere dall’esperienza degli altri (trasmissione extragenetica delle informazioni; cit. G.Rizzolatti 2006).

Questo avviene tramite appunto immagini di conoscenza e programmi d’azione messi in atto con la sequenza seguente:

  • riconoscimento del “pari”
  • imitazione
  • azione
  • “linguaggio”

Tutto questo processo è strettamente correlato al movimento, “impalcatura sulla quale è costruita la nostra comprensione delle azioni degli altri” (G. Rizzolatti 2006).

Le emozioni sono conseguenti al movimento, nella misura in cui il “movimento influenza il pensiero e viceversaG. Lakoff , Embodied Cognition.

“Tutto ciò che capiamo è perchè possiamo immaginarlo in maniera corporea..” G. Lakoff.

La riprova di quanto asserito dal matematico linguista Lakoff la fornisce Daniel Stern con le “Vitality Forms”: fin dalla nascita vi è una comunicazione prelinguistica basata su gesti e suoni, quale scambio vicendevole di emozioni per esempio, tra madre e figlio.

Nella società odierna le emozioni sono vissute in identità di gruppo, comune, ben circoscritta.

Il ruolo sociale dell’aggregazione, così ben rappresentato nelle attività sportive (gruppi di spinning, classi di amici che fanno crossfit) e nei gruppi di adulti, quali moto raduni, gruppi di caccia, gruppi della terra piatta ecc. fanno si che certe sensazioni, emozioni, che rimangono in corteccia superiore, siano stimolate e poi trasformate in sentimenti da attività, appunto, che si possono verificare solo in un gruppo ben definito, dove si condivide un’esperienza e un cambiamento che accomuna i contenuti mentali di tutti i partecipanti, dove la parola d’ordine per essere stati inclusi è l’accettazione secondo canoni di “riconoscimento” prima descritti.

Il movimento, non influenzato da tecniche sportive specifiche o da attività specializzate, stimola il senso di sè più profondo, antropologicamente caratterizzante il mammifero e non l’umano. La connessione con il sè più profondo la possiamo vedere quando proponiamo una semplice attività di respirazione e di ripristino dei correti patterns respiratori e nervosi vegetativi.

Questo “reset” nervoso, che è movimento naturale e non forzato o imposto da un’azione di sport o da un collettivo influenzamento eccitatorio mentale di un gruppo/setta, tipico odierno, spesso causa reazioni di pianto o risata isterica, liberano il soggetto da tensioni, andando a “svincolare” percezioni di cenestesi profonda.

Questi accadimenti possono essere positivi o negativi, ecco perchè in studio ci avvaliamo del supporto di uno psicologo e perchè tutto lo staff, CRM compreso, ha una formazione di Mental Management base.

Ma immaginiamo un adolescente che tutto il giorno sottosta ad un bombardamento emozionale, a tratti stressante, con movimento prossimo a zero, che, liberato da impegni scolastici (oltre 60% della giornata), viene portato a compiere uno sport, dove nel maggiore dei casi il gesto finale è movimento aspecifico.

Cosa signfica che lo sport è movimento aspecifico?

Se pensiamo alla maggior parte dei gesti caratteristici degli sport, tipo rovescio del tennis, calcio oltre le spalle degli sport da combattimento, swing del golf, schiacciata della pallavolo, corsa con palla al piede, ci possiamo rendere conto come la gestualità sportiva sia molto distante dal rispetto dell’anatomia funzionale della macchina uomo.

Partendo dal presupposto che per movimento si intende gestione del proprio centro di massa grazie all’azione organizzata, controllata e regolata dal Sistema Nervoso Centrale, la maggior parte degli sport prevede l’utilizzo di un attrezzo con un proprio centro di massa, che deve essere gestito.

La domanda viene facile: abbiamo valutato come il nostro giovane atleta gestisce i proprio centro di massa? Ergo..è capace di muoversi efficacemente ed efficientemente?
Dispongo di metodi di valutazione del movimento?

Solo dopo aver corretto, migliorato e implementato le proprie capacità di movimento potrà gestire il centro di massa di una racchetta, di una palla, di un kettlebell, di una mazza da golf.

Inoltre, tali gesti sono caratterizzati da una alta ripetibilità in posizioni non fisiologiche che vanno a sovrapporsi sulla posizione seduta mantenuta tutto il giorno a scuola: pensate alla posizione seduta del canoista, posizione del tutto non fisiologica del ciclista e del pattinatore di velocità, tanto per citarne qualcuna delle “peggiori”..

Le emozioni generate sono, come approfonditamente illustrato precedentemente, di un livello non sufficiente ad una completa e costruttiva percezione del sè profondo..

Ecco perchè, oggi più che mai, vi è bisogno, più di ogni altra cosa e di ogni banale consiglio del tipo “fai attività sportiva”, di Movimento di qualità, erogato e insegnato da specialisti della materia.

Il Movimento è la nuova tecnologia, libera, a disposizione di tutti e per tutti.

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”
(cit.Henry Ford)

 

Andrea Chellini
Life Changer Academy
Scientific Committee

 

Bibliografia
Antonio R. Damasio, L’errore di Cartesio, Adelphi edizioni 1994
Giacomo Rizzolatti, In te mi specchio, Rizzoli editore 2016
Enzo Soresi, Il cervello Anarchico, Utet edizioni 2017
Enzo Soresi, Mitocondrio mon amour, Utet edizioni 2015