BPA biomechanics pain assessment

Con i precedenti articoli abbiamo affrontato insieme la ricerca dei deficit funzionali dell’atleta, mediante lo strumento del PMA.

Ma cosa succede quando si presenta in studio un’atleta che ti riferisce di provare dolore dopo pochi minuti di attività?
Ecco che abbiamo a disposizione un’ulteriore metodo di assessment per individuare pattern di movimento disfunzionali, correlati al sintomo.

L’osservazione di tutti i movimenti dell’individuo può reindirizzare e allargare lo spettro clinico, rivelando limitazioni estranee alla diagnosi medica ma pertinenti alla ristorazione delle normali funzioni”; questo asserisce Gray Cook, padre deI principi del metodo di valutazione BPA che oggi andremo a conoscere.

Gray Cook spiega in sè e per sè che la diagnosi medica non può guidare il trattamento riabilitativo post trauma acuto o cronico che sia. In realtà la figura medica che si relaziona con l’atleta fornisce controindicazioni da tenere conto durante il trattamento, piuttosto che un piano di trattamento vero e proprio.

Per esempio la diagnosi medica ci aiuterà indicandoci i tempi di guarigione, specificando movimenti controindicati e restrizioni particolari da seguire durante il “rehab” (esempio: atleta con mal di schiena: rinforza gli addominali, fai nuoto o, per essere più al passo, fai pilates).

Ecco che in questi concetti subentra Vladimir Janda, medico e fisioterapista, introducendo il termine di REGIONAL INTERDEPENDENCE.

Regional interdependence si riferisce al concetto che limitazioni funzionali, apparentemente estranee, in zone anatomiche remote, possono contribuire od essere associate con il disturbo primario del paziente”.

La caratteristica del metodo di valutazione BPA è proprio quella di considerare il sistema motorio nella sua interezza.

Andiamo a fondo su questi concetti …

Il modello medico tradizionale ci ha abituati a considerare ogni individuo in isolamento, Janda ci ricorda che usualmente il clinico osserva il paziente su di un lettino, isola la parte sintomatica del dolore, osserva un’articolazione sopra ed una sotto e paragona l’eventuale lato, arto, opposto.

Come si abbraccia e soprattutto ci si rende consapevoli del concetto di REGIONAL INTERDEPENDENCE, dovremo considerare l’intero “sistema di movimento” come un tutt’uno.
Il lettore mi giustificherà l’utilizzo di alcuni termini che sono tradotti dall’inglese e che solo in lingua madre rendono al meglio il concetto, tipo “entire movement system”…; per questa prima, introduttiva parte di articolo mi sto riferendo direttamente agli scritti, ai manuali e ai testi degli ideatori di questo metodo, per la successiva porterò esempi di lavoro che sono stati affrontati e risolti in studio con atleti e “common people”.

Il sistema motorio funziona come un’entità, è per principio un errore provare a capire le limitazioni, pur in varie parti del corpo, separatamente, senza prima capire e conoscere il sistema motorio come un tutt’uno.

Sono oggi accentuati, enfatizzati e studiati solo cambiamenti “lordi” nelle funzioni dei muscoli, nel senso di debolezza, accorciamento e tensione; non ci sono praticamente dati ed esperienze sulle analisi dei modelli di movimento.

L’infortunio porta ad un’alterazione del controllo motorio Il dolore porta ad un’alterazione del controllo motorio. Cosa vuol dire controllo motorio?? Cosa intendiamo per motor control dysfunction?

Controllo motorio riporta immediatamente a visualizzare e poi inseguito allenare o recuperare funzionalmente (Boyle docet) i nostri gruppi artromuscolari come stabilità o mobilità.
Ovvero il movimento, nella sua interezza, diviene efficiente in presenza di una mobilità controllata e di una stabilità dinamica.

Il controllo motorio è parte di un complesso sistema fisiologico con primo attore il SNC, che organizza regola e controlla il movimento, nella sua interezza … il SNC come ormai sentiamo dire da anni, riconosce movimenti, non muscoli e non permette un movimento che non può controllare.
Ripeto, il SNC non permette un movimento che non può controllare.

E se questo movimento viene compiuto costantemente in biomeccanica “corta”?
Pensate che a seguito di un ridotto e aggiungo io – pessimo – controllo da parte del SNC, a lungo termine il movimento sia di qualità? Sia efficiente? (“Noi non facciamo accosciata completa, nel nostro sport non serve…”, non immaginate quante volte in questi ultimi 20 anni abbia sentito questa frase..).

Prima di tutto viene la mobilità (impariamo schemi motori, da semplici a via via più complessi, tipo la tripla estensione di caviglia-ginocchio-anca, SENZA PESO AGGIUNTO, creiamo il “solco” motorio con nuovi engrammi motori), che tu sia un’atleta o una persona comune, poi daremo la stabilità, da lì il movimento.

Questi concetti rientrano appieno nella regional interdependence e nello screeening SFMA.

Iniziamo con gli esempi: Pallavolista. Mal di schiena lombare. Meccanico.
Linea di flusso standard: medico, visita, riduzione o stop attività, antiinfiammatorio se va bene, altrimenti cortisone, taping, agopuntura, rinforza gli addominali,vai un po’ a nuoto, fai pilates … totale minimo 250 euro tutto compreso..

Metodo Moving Studio Firenze: acquisizione diagnosi medica. Visita con fisioterapista e contestuale BPA con il Personal Trainer. Conferma del clinico sul dolore-sintomo, ricerca e individuazione della o delle articolazioni in disfunzione, che possono essere coinvolte o addirittura scatenare il sintomo del dolore.
Redazione scheda sul momento, obiettivo “pulire” gli schemi di movimento in disfunzione, in concomitanza comunque con l’eventuale terapia medicinale tesa a far rientrare il dolore.

La pallavolista risulta non avere mobilità adeguata inerente alla scapolo-toracica del braccio destro, quello che usa per la schiacciata.
Il movimento richiesto è sicuramente efficace, cioè estende il braccio da A a B, ma … non avendo mobilità scapolo toracica, il braccio raggiunge il punto B solo grazie ad un iperstensione della lombare, ricordo porzione anatomica che DEVE essere una stabilità nel movimento.
Ed ecco che questa alterazione di movimento, chiamiamolo compenso, eseguito continuamente, porta al dolore dell’atleta.
E lo porterà comunque e sempre nei mesi e anni a venire in quanto il compenso e il deficit motorio non verranno puliti, rientrando nel vortice di ortopedico, antiinfiammatori, taping, pilates, poi yoga, poi appeso ad un lenzuolo e non so altro cosa si inventerà l’industria del fitness-rehab …

Il test BPA individua non solo Stability motor control dysfunction, situazione sulla quale tecnico e fisioterapista possono intervenire con una deguato programma di esercizi, ma evidenzia anche disfunzioni a carico dell’articolazione in esamina che possono e devono essere valutate con la fisioterapista e con l’esecuzione di esami diagnostici quali risonanze o ecografie.

Esempio di Moving: Giovane quarantenne, ex atleta di basket (sì per me è giovane, forse perchè lo sono anche io…) che si presenta in studio indirizzato dal servizio fisioterapico comunale di zona.
Il cliente riporta cervicobrachialgia (ernia C6-C7), protusione L3-L4, ernia L4-L5, disidratazione dischi inerenti la lombare, disbasia anca dx, dolori alla gamba sinistra altezza medio gluteo, formicolio continuo e generalizzato a braccia e gambe. E altri piccoli fastidi che danno il risultato di una qualità della vita percepita di livello 4 su 10.
Il cliente viene sottoposto a PMA e BPA, riportando un livello di deficit di movimenti di base notevole, soprattutto sul transitional pattern. Inoltre, in aggiunta ad ectoscopico dove si evidenzia iperappoggio dx, pronazione plantare dx, intrarotazione anca sx; risulta da test BPA una Joint mobility disfunction appunto all’anca sx, che non ha mobilità sia in flessione che estensione. Viene consigliata una RMN che dà come risultato: formazione rotondeggiante sul tetto acetabolare sx.

Questo non ha fatto sì che cambiasse sostanzialmente il programma di rehab di Simone, ma sicuramente abbiamo apportato ulteriori modifiche, che hanno prodotto sensibili miglioramenti al cliente, che, grazie alla valutazione, ha acquisito consapevolezza su una delle probabili cause dei suoi molteplici malesseri fino ad allora a lui sconosciute e fonte di instabilità “psicologica”.

Nessuno vuol asserire che la formazione ossea trovata sia la causa scatenante dei suoi mali, non abbiamo le competenze per farlo, ma a livello psicologico, il conoscere ed individuare nella risonanza questo “intruso”, ha dato al cliente ulteriore fiducia nel lavoro di recupero che sta a tutt’oggi proseguendo molto bene, avendolo riportato a corticalizzare pattern di movimento corretti in posizione half-Kneeling.

 

Andrea Chellini

(Personal Trainer, Responsabile tecnico Moving Studio Firenze)